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Regole certe e condivise per rendere le reti sicure

Al convegno organizzato da Smart Energy Expo e Fiamm, il dibattito sul ruolo dei regolatori.

 

La sicurezza delle reti elettriche non è solamente frutto di un processo di ammodernamento delle infrastrutture. Il blackout del 2003, e le due commissioni d’inchiesta che fecero luce sulle cause dell’evento, hanno dimostrato come alcune criticità potevano essere superate attraverso l’adozione di adeguate procedure e regolamenti tecnici. Molte delle soluzioni individuate, nel dicembre del 2004, sono confluite nel nuovo Codice di rete che definisce come devono funzionare gli impianti di produzione e di trasmissione. Di questo aspetto si è parlato nel corso di “2003-2013: dieci anni fa il black-out. Oggi Smart Energy Expo fa luce sul sistema elettrico del futuro”.

 

“Tutti ricordano il blackout ma nessuno la ripresa del servizio, che fu un’impresa paragonabile a quella del recupero della Concordia”, ha detto Alessandro Ortis, che nel 2003 ricopriva l’incarico di Direttore generale per l’Energia e le Risorse Minerarie al Ministero delle Attività produttive. Nel corso del suo intervento, Ortis ha sottolineato come la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con la Svizzera abbia svolto un ruolo determinante per il verificarsi di quell’evento. “Una delle cause è stata sicuramente la carenza di visibilità, da parte del gestore di rete nazionale, dello stato dei sistemi esteri interconnessi oltre il confine. Bisogna tenere conto che all’epoca eravamo ancora all’inizio della liberalizzazione e che in Svizzera non c’era né un regolatore indipendente né un gestore di rete terzo rispetto agli interessi commerciali. Anche questo, in qualche modo, ha contribuito al problema”.

 

Del processo di ammodernamento dei regolamenti tecnici, invece, ha parlato Katharina Bauer del Council of european energy regulators (Ceer). “Dopo il blackout del 2003 sono state fatte numerose analisi che hanno sollevato diverse questioni per quanto riguarda la regolamentazione – ha detto Bauer –. Da quei documenti sono state ricavate varie raccomandazioni. Molte di queste sono state introdotte in tempi brevi, su altre si sta ancora discutendo. Se vogliamo realizzare una rete elettrica europea veramente integrata, i gestori della rete, i regolatori, la politica e chi gestisce le reti devono unire le forze per sviluppare al più presto possibile una regolamentazione comune. Solo in questo modo sarà possibile superare le sfide proposte dalla rapida evoluzione dei sistemi elettrici”.

 

Le nuove esigenze sorte grazie al rapido sviluppo delle reti sono state ricordate anche da Luca Lo Schiavo, dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. “Nel decennio post-blackout il sistema elettrico italiano ha conosciuto una grande crescita della produzione da rinnovabili – ha sottolineato Lo Schiavo -. Questo cambiamento richiede una responsabilizzazione di tutti i produttori e una partecipazione da parte loro alla regolazione di frequenza e di tensione, alla difesa del sistema e all’innovazione delle reti di trasmissione e distribuzione. In questo senso, l’Autorità ha avviato sperimentazioni innovative sia per quanto riguarda le Smart grid sia sui sistemi di accumulo”.

 

La necessità di dotarsi di regole certe e condivise da più Paesi per lo sviluppo di reti sicure ed efficienti è stata ribadita anche da Nicolò Di Gaetano, membro dell’Aeeg e del Medreg, l’organizzazione che riunisce tutti i regolatori dell’area del Mediterraneo. “Nei prossimi anni ci sarà una grande crescita del fabbisogno di energia – ha spiegato di Gaetano -. Per questo motivo i tanti progetti di produzione che sono stati avviati nel Mediterraneo assumono una grande importanza. Per portarli a termini saranno necessari tempi lunghi e grandi capitali. Per attirare investimenti, però, è necessario che le regole siano chiare e uniformi. In quest’ottica, è fondamentale che i Regolatori siano indipendenti e non controllati dalla politica”.