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“L’efficienza energetica è la chiave per la ripresa dell’edilizia”

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, commenta il Dl “Ecobonus”.

 

Riqualificare il patrimonio edilizio italiano e avviare il percorso che porta agli edifici a energia quasi zero. Sono questi gli obiettivi del Dl “Ecobonus” (Dl 63/2013) che il Parlamento ha convertito in legge nei giorni scorsi. Sugli effetti che il provvedimento potrebbe avere sull’economia italiana, abbiamo intervistato Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera. La stessa Commissione, il 15 maggio, aveva approvato all’unanimità una risoluzione che impegnava il Governo a dare stabilità alla detrazione del 55% (ora del 65%) ed estenderla anche agli interventi di consolidamento antisismico, dando il via all’iter che ha portato alla nuova legge.

 

Presidente Realacci, come giudica il provvedimento approvato?

“Il testo definitivo è stato migliorato nei passaggi alla Camera e al Senato. Credo che si tratti della misura più importante messa in campo dal Governo insieme allo sblocco dei pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione. Fra gli aspetti più importanti, oltre all’estensione dell’ecobonus per le opere di consolidamento antisismico, c’è senza dubbio il mantenimento di un differenziale fra la detrazione per la riqualificazione energetica (al 65%) e quella per la ristrutturazione edilizia (al 50%)”.

 

Sul fronte politico, quali sono i prossimi passi necessari per favorire la riqualificazione energetica degli edifici?

“Nella risoluzione licenziata lo scorso 15 maggio dalla Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera, avevamo chiesto una stabilizzazione dell’ecobonus. Ora che abbiamo raggiunto questo obiettivo dobbiamo affiancarlo con altri provvedimenti che puntino in primo luogo alla riqualificazione dell’edilizia sociale pubblica, che rappresenta un vero e proprio colabrodo energetico. Entro la prossima primavera, l’Italia dovrà presentare il Piano d’Azione per arrivare a costruire nel 2020 edifici a energia quasi zero, uno snodo fondamentale per il nostro Paese. L’edilizia, infatti, rappresenta un terzo dei consumi e un terzo delle emissioni di Co2. Questo settore, inoltre, ha risentito pesantemente della crisi, con oltre 500 mila posti di lavoro persi. La ripartenza dell’edilizia è legata alla qualità dell’abitare e al risparmio energetico. Per questo motivo credo che le norme del Decreto ecobonus avranno un effetto anticiclico formidabile”.

 

Durante la discussione in aula è stata formulata l’ipotesi di rendere attivo l’ecobonus fino al 2020, crede che sia un lasso di tempo sufficiente per invogliare cittadini e imprese a compiere interventi di efficientamento?

“Credo sia un orizzonte temporale interessante, che permetterà l’attivazione di un maggior numero di richieste. Molto dipenderà però anche dalla copertura che verrà decisa con la Legge di stabilità a ottobre. Su questo punto è necessario che vengano valutati meglio i vantaggi che l’ecobonus può portare.”

 

A che cosa si riferisce in particolare?

“A mio avviso la Ragioneria di Stato ha sottovalutato finora i ritorni economici di questo provvedimento. Secondo i risultati di un’indagine Cresme-Enea, le agevolazioni del 55% (ora del 65%) hanno avuto enormi benefici. Stando a quei dati, infatti, il volume complessivo di interventi connessi a questo strumento è stato pari a 1.400.000, per un totale di circa 18 miliardi di euro di investimenti complessivi, ed ha interessato soprattutto piccole e medie imprese nell'edilizia e nell'indotto. La ricerca ha sottolineato anche il forte impatto occupazionale derivante dall’ecobonus, che negli scorsi anni ha contribuito ad attivare ogni anno oltre 50 mila posti di lavoro nei settori coinvolti. La detrazione ha favorito anche l’innovazione ed ha spinto il comparto verso la ricerca della qualità. Quando si andrà a stabilire la copertura, questi fattori dovranno essere tenuti in considerazione”.

 

E per quanto riguarda i vantaggi per i cittadini?

“Favorire la riqualificazione energetica permetterà grossi risparmi anche per loro. Il dibattito politico, finora, si è concentrato sull’Imu che per la grande maggioranza dei cittadini pesa in media 300 euro l’anno. Invece, tra una casa costruita secondo criteri di efficienza energetica e una costruita con tecniche ormai superate e materiali di scarsa qualità, esiste un differenziale di costi di circa 1.500 euro all'anno, per quanto riguarda le spese per l’energia. Incentivare l’efficienza degli edifici, dunque, porterebbe a una sensibile diminuzione dell’esborso che i cittadini devono sostenere, molto superiore a quello che si otterrebbe abolendo l’Imu sulla prima casa”.

 

Come giudica l’inclusione delle pompe di calore fra le tecnologie che possono usufruire della detrazione del 65%?

“È un fatto sicuramente positivo. Credo che la valutazione sulle tecnologie vada fatta, come è stato, insieme all’Enea, l’Istituto nazionale di Geofisica e tutti gli enti esperti di questo settore”.

 

Che cos’altro manca all’Italia per aumentare l’efficienza energetica?

“Quello che manca è una visione d’insieme. Come dice Seneca ‘Non esistono venti favorevoli per un marinaio che non sa dove andare’. L’Italia deve accettare le sfide di un mondo che sta cambiando. Ambiente, innovazione e ricerca sono i terreni su cui il nostro Paese può e deve competere con le altre nazioni. Il nostro tessuto di piccole e medie imprese ha dimostrato di essere versatile e di reagire bene ai cambiamenti. Il compito delle istituzione e quello di aiutare le Pmi ad essere sempre all’avanguardia nello sviluppo di nuove tecnologie”.