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Aziende agricole, occorre «fare impresa per l’efficienza energetica»

Luca D’Apote, di Coldiretti, segnala opportunità, soluzioni e leve da usare perché il settore agricolo punti all’efficientamento energetico

Il settore agro-alimentare consuma grandi quantità di combustibili fossili per la produzione di alimenti vegetali e animali. Occorre quindi puntare all’efficienza energetica. Tuttavia esistono barriere che impediscono al sistema di spostarsi verso uno stato di maggiore efficienza. Cosa serve e cosa devono fare le aziende agricole? Lo abbiamo chiesto a Luca D’Apote, Responsabile Servizi Energia Coldiretti, tra i relatori del convegno “L’efficienza energetica nell’agro-alimentare e nell’agroindustria”, in programma mercoledì 16 settembre alle ore 15.00 nella Sala Symposium del Padiglione VINO A Taste of Italy all’Expo di Milano.

L’efficienza energetica è uno degli obiettivi verso cui devono puntare le aziende, tra queste anche quelle agricole. Quali sono però i fattori che ostacolano il passaggio verso un efficientamento significativo?

 

Il successo di un investimento dipende molto dalla qualità e dalla continuità delle informazioni a cui si accede. Come per le rinnovabili, l’impiego di tecnologie, processi e buone pratiche, parte dalla capacità dell’imprenditore di cogliere le opportunità connesse allo sviluppo del settore dell’efficienza e integrale nel comparto agricolo per innovare e ammodernare le imprese integrando le diverse soluzioni rispetto alle specifiche esigenze. Lo abbiamo già evidenziato con il Progetto “I Volti delle Agroenergie”( vedi link - http://www.fattoriedelsole.org/case-studies/Pagine/default.aspx),  raccontando le esperienze delle imprese agricole, dimostrando che nessuna generica informazione tecnica vale più della capacità di fare impresa.

Il passaggio ad una nuova cultura dell’efficienza deve passare quindi dalla capacità degli imprenditori nel fare impresa “più efficiente” che si alimenta dell’humus della cultura industriale di un paese. Oggi i più grandi gruppi industriali mondiali hanno una visione a lungo termine, in cui la generazione distribuita, le rinnovabili, l’efficienza, e la gestione in rete dei flussi, coinvolgeranno tutti, anche la piccola impresa agricola.

Che deve quindi essere sostenuta da nuove leve finanziarie e da un quadro regolatorio stabile ed efficace. Basterebbe però ricordare che la Commissione Europea, a febbraio scorso, ha avviato una procedura di infrazione in mora nei confronti dell’Italia per l’incompleto recepimento della Direttiva 2012/27/UE.

 

Quali sono, a suo giudizio, le leve (normative, finanziarie, tecnologiche…) su cui insistere o da utilizzare in maniera più redditizia per cambiare lo scenario presente?

 

Dal punto di vita normativo è necessario subito regolamentare al meglio i rapporti contrattuali tra E.s.Co e cliente finale nel caso di progetti che beneficiano TEE.

Il modo in cui pubblico e privato finanziano l'efficienza energetica deve cambiare se si vuole essere più efficaci nel liberare il potenziale nascosto. Nonostante la disponibilità di diversi strumenti pubblici diverse barriere ostacolano l’ottenimento di finanziamenti alternativi al prestito bancario. L’Energy Efficiency Report 2015 ha rilevato che tra il 2007 e il 2013, nonostante l'ampio ventaglio di strumenti disponibili - dal Fondo Europeo per l’Efficienza Energetica, ai vari fondi regionali, passando per programmi specifici, sono stati realizzati interventi di efficienza energetica attraverso l’utilizzo di finanziamenti pubblici per meno di 50 milioni di euro, con l’utilizzo di leasing per circa 74 milioni di euro, contro i circa 585 milioni di euro provenienti dai prestiti bancari “tradizionali”. Per le PMI si spera che con la creazione del nuovo Fondo nazionale per l'efficienza energetica, previsto dal D.Lgs 120/14, e il ruolo attivo dei Confidi di garanzia come CrediAgri Italia, per il settore agricolo, si potrà contribuire a far raggiungere il 30-40% degli obiettivi stabiliti nella Strategia Energetica Nazionale (SEN).

Le E.s.Co. dovrebbero poter fare le E.s.Co., ovvero i progetti devono essere realizzati con finanziamenti tramite terzi, escludendo l’indebitamento del cliente finale. Avvalendosi delle valutazioni di affidabilità del cliente finale per il tramite dei Confidi settoriali, come CrediAgri Italia che opera esclusivamente nel settore agricolo. Inoltre le banche dovrebbero finanziare gli interventi di efficientamento (prevalentemente in assetto SEU) sulla base della sostenibilità dei progetti, escludendo l’scrizione ipotecaria del diritto reale dell’unità immobiliare del cliente finale, ma valutando la possibile partecipazione al rischio finanziario da parte delle imprese agricole attraverso nuovi strumenti finanziari che accompagnano l’assetto garante concesso alla E.s.Co. (cessione dei crediti dell’EPC, privilegio speciale sugli impianti, canalizzazione irrevocabile degli incassi da TEE, ec), come le garanzie di credito agrario ( anticipazioni PAC, cambiali agrarie, credito in conto corrente agrario, ec ).

Infine, emulando l’esperienza tedesca, dal punto di vista tecnologico è opportuno sostenere con modelli incentivanti, senza generare distorsioni come è capitato in passato, prevalentemente quelle tecnologie di produzione industriale italiana, tale da sostenere anche la ricerca e l’innovazione applicata.

 

 

La sostenibilità, in termini di prodotti alimentari, di utilizzo di fonti rinnovabili e, in generale, di maggiore attenzione alla gestione ed efficientamento delle risorse, energetiche e non solo, è una via imboccata da un numero sempre crescente di aziende. In particolare sulle rinnovabili una recente indagine Istat attesta che 21mila aziende in Italia producono energia rinnovabile e che in soli tre anni aumentano di circa sei volte. Questa tendenza viene incoraggiata a livello europeo e nazionale, a suo avviso, e se sì come?

 

Proseguendo nella riflessione, in un ragionamento semplicistico, depurando il settore agricolo dal comparto come il trasporto e la trasformazione agro-alimentare, il comparto produttivo agricolo è ancora sconosciuto nella valutazione dei consumi energici, idrici, ec. Per questo attenzionato dal mondo commerciale delle società E.s.Co. esclusivamente nella proposta finale per l’istallazione di tecnologie ad oggi incentivate con il meccanismo dei TEE. Ma il settore agricolo è un settore primario, in cui le opportunità di intervento da scoprire sono molte (dall’installazione di inverter in motori elettrici operanti in sistemi di pompaggio o di ventilazione, o la sostituzione di frigoriferi/frigocongelatori/congelatori, per arrivare all’efficientamento degli essiccatoi, dell’irrigazione delle coltivazioni in pieno campo, della ventilazione di ambienti protetti per l’allevamento animale e vegetale, o dell’illuminazione naturale o artificiale con tecnologia LED). Lo ha compreso bene la Francia che, qualche anno fa, ha sostenuto un piano per analizzare i consumi energetici delle aziende agricole e investigare le migliori soluzioni da finanziare, grazie alla partecipazione delle maggiori Utility del pase. Un’indagine che crea un volano per l’innovazione e la commercializzazione di soluzioni e tecnologie anche nella PMI. In Italia il Fondo nazionale per l’efficienza energetica, introdotto con il Decreto Legge 102/2014, ha finalmente avviato le procedure di cofinanziamento dei Programmi Regionali per la realizzazione di diagnosi energetiche nelle PMI o l'adozione nelle PMI di sistemi di gestione conformi alle norme ISO 50001, da cui ci aspettiamo significativi risultati per il settore agricolo, congiuntamente alle azioni che saranno promosse con  ilProgramma triennale di informazione e formazione che ENEA predisporrà, in collaborazione con le associazioni di categoria, le E.s.Co., con le associazione dei consumatori e con le Regioni.

 

A quasi 15 anni dalla sua pubblicazione, quanto la legge di orientamento (Dlgs 228/2001), sostenuta fortemente da Coldiretti, ha aiutato e aiuta le aziende agricole in materia di efficienza energetica

 

La rivoluzione che il decreto legislativo n. 228/2001, meglio noto come Legge di Orientamento, ha portato per il settore agricolo può essere definita epocale. Esso ha segnato, infatti, un profondo mutamento nel modo di vedere l'agricoltura: da "mondo a parte" a motore di sviluppo economico, con l'impresa agricola come fulcro del rinnovamento. Un'impresa agricola non più confinata alla sola produzione di alimenti, ma aperta a nuove attività, forte di un ruolo più completo rispetto al passato.

Dalla manutenzione e tutela dell'ambiente e delle risorse idriche (con tutto ciò che ne deriva a livello di rapporti con la Pubblica Amministrazione) alla vendita diretta, dall'agriturismo alla tracciabilità delle produzioni alimentari, la Legge di Orientamento ha fornito un ampio ventaglio di nuove occasioni di reddito agli agricoltori ma, al tempo stesso, propone alla PA un nuovo partner, l'azienda agricola stessa, con la quale collaborare attivamente per la promozione, la difesa e lo sviluppo del territorio. E quindi anche in materia di efficienza energetica. Basti pensare al ruolo che le imprese agricole, le cooperative o i consorzi agricoli hanno avuto in questi anni nella gestione dei c.d. “Contratti calore” nella fornitura di beni e servizi alla Pubblica amministrazione, scuole, ospedali, ec. Nella nuova programmazione dei fondi UE 2014-2020, per esempio, un’azione significativa potrebbe essere promossa per sostenere la rimozione dell’eternit dalle strutture delle aziende agricole se finalizzata al miglioramento delle condizione di benessere animale e di interventi per l’efficienza energetica, cumulabili con il meccanismo dei TEE.