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“Grazie alla nuova rete, un blackout come quello del 2003 non è più possibile”

Con Antonio Ardito di Cesi parliamo di come sono cambiate le infrastrutture elettriche negli ultimi 10 anni.

 

Dopo il blackout del 28 settembre 2003, la rete elettrica italiana è stata profondamente modificata e resa più efficiente. A seguito di quell’evento sono stati fatti considerevoli passi in avanti, soprattutto nel campo dei sistemi di gestione e di controllo. Dei progressi compiuti dalle infrastrutture nel nostro Paese abbiamo parlato con Antonio Ardito, Chief Engineer & Knowledge Manager del Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano (Cesi), società che si occupa di prove e certificazioni di apparati elettromeccanici ed elettronici e di consulenze sui sistemi elettrici. Il 26 settembre, Ardito parteciperà come relatore al convegno “Reti elettriche, storage elettrico, efficienza energetica e sicurezza delle reti”, organizzato da Smart Energy Expo, a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo economico. Nel corso dell’evento verranno approfonditi proprio i temi legati all’evoluzione del sistema italiano e alle tecnologie studiate per migliorarla.

 

Ingegner Ardito, cosa stava facendo quando avvenne il blackout?

“Stavo dormendo nella mia casa di Milano e mi sono accorto dell’accaduto quando è tornata l’elettricità al Nord, intorno alle 6 del mattino. Mi sono svegliato e ho trovato la tv accesa. Molti elettrodomestici, se vengono lasciati in standby, dopo un’interruzione dell’alimentazione si riaccendono. Quando mi sono avvicinato alla tv, c’era il telegiornale in edizione straordinaria che stava riportando la notizia del blackout nazionale”.

 

Quindi si è reso conto immediatamente della reale entità dell’evento. Che cosa ha pensato in quei momenti?

“Essendo del settore, il mio pensiero è andato subito a quelle persone che potevano avere dei problemi di salute. Ad esempio agli anziani soli, che rischiavano di farsi male inciampando nel buio, oppure a persone con problemi di salute, che potevano essere rimaste bloccate in ascensore. Nel corso del blackout di New York del 1965, ci furono diversi morti attribuibili al blackout, più o meno direttamente, e temevo conseguenze simili. La seconda cosa a cui pensai furono le conseguenze che l’evento poteva avere sull’economia. Fortunatamente l’interruzione di corrente si verificò fra il sabato e la domenica, e quindi l’impatto sulle attività produttive fu molto limitato”.

 

Come è cambiata la rete elettrica italiana dal 2003 a oggi?

“È profondamente mutata. Dopo il blackout il Gestore della rete ha avuto il via libera per investire sulle infrastrutture al fine di evitare che si potesse ripetere un evento del genere. Dopo quell’avvenimento è stato intrapreso un percorso che ha portato a una crescita tecnica notevole e sono state adottate soluzioni per la sicurezza del sistema”.

 

Quali?

“Il rafforzamento dell’interconnessione con l’estero, con la costruzione di nuove linee. Si è intervenuto anche sulla rete italiana. Grazie a questi miglioramenti un blackout causato dagli eventi che originarono quello del 2003 oggi non è più pensabile. Passi avanti molto importanti sono stati fatti anche per quanto riguarda i sistemi di controllo e di gestione. Oggi, infatti, siamo in grado di sapere cosa sta accadendo sulla rete Svizzera e su quella degli altri Paesi che confinano con il nostro. All’epoca del blackout questo non era possibile. Infine, si è operato sulla rete anche per velocizzare il restore, ovvero il ripristino del servizio”.

 

Cosa si potrebbe ancora fare per rendere la rete ancor più efficiente e sicura?

“Sicuramente bisognerebbe adeguarla al nuovo scenario di generazione. Tutti gli interventi che sono stati compiuti, infatti, sono stati attuati sul sistema dell’epoca nel quale, ad esempio, la produzione da fonti rinnovabili era molto minore. In questo decennio c’è stata una grande crescita della generazione distribuita ed in particolare negli ultimi anni quella del fotovoltaico, dovuta in gran parte agli incentivi, anche eccessivi”.

 

E questo che cosa può comportare per la rete?

“Con gli attuali 17 mila Megawatt di potenza nominale installata derivante da fotovoltaico, gran parte della quale con caratteristiche di connessione alla rete inadeguate, se si verificasse un transitorio di frequenza della rete europea, potrebbe generarsi un blackout. Per scongiurare questo rischio, si è intervenuti con normative tecniche che hanno modificato le regole per quanto riguarda la connessione della generazione distribuita e si sta provvedendo anche all’adeguamento di gran parte degli impianti già esistenti. Terna ha comunque prontamente avviato dei programmi per adattare il sistema al nuovo scenario di generazione”.