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EGE, un ruolo cruciale per l’efficienza energetica

Diventare Esperto in Gestione dell'Energia è un’opportunità professionale importante, ma servono figure di qualità certificata. Ne è convinto il presidente ASSOEGE

Si chiama Esperto in Gestione dell'Energia (EGE) il professionista attorno cui ruota una parte del futuro dell’efficienza energetica. A lui, infatti, viene affidato un ruolo molto importante nell'ambito delle diagnosi energetiche e la loro presenza come personale di una Energy Service Company (ESCo) è essenziale affinché essa possa acquisire anche lei la certificazione dedicata a tali società. Per questo l’evoluzione dell'efficienza energetica passa dalla certificazione delle competenze dei soggetti EGE. Per comprendere meglio questa professione, il suo ruolo e la sua importanza ne abbiamo parlato con Michele Santovito, presidente ASSOEGE, alla vigilia (14 ottobre, 10.00-13.00 Sala Rossini) dell’appuntamento dedicato in occasione di Smart Energy Expo e intitolato “EGE - facciamo il punto della situazione”, organizzato in collaborazione con la stessa Associazione e con il patrocinio di ACCREDIA

 

Presidente Santovito, partiamo da uno degli aspetti principali trattato al convegno sugli EGE: che cos'è davvero un EGE, quanti sono in Italia, quali sono le differenze e affinità con l’energy manager, come si forma e si certifica?

L’Esperto in Gestione dell’Energia è, secondo quanto previsto dal Decreto Legge 115/2008, un fornitore di servizi energetici che viene definito come “soggetto  che  ha  le conoscenze,  l'esperienza e la capacità necessarie per gestire l'uso dell'energia in modo efficiente”. In aggiunta la norma tecnica UNI CEI 11339 specifica nel dettaglio tutte le caratteristiche di competenza e conoscenza che deve possedere l’EGE, oltre ai criteri di qualificazione e di certificazione.

Al di là delle definizioni formali assolutamente valide, a me piace pensare all’EGE come ad una persona che avendo già alle spalle un percorso professionale in ambito della gestione dell’energia ha deciso di mettersi alla prova, chiedendo ad un soggetto terzo di valutare le proprie competenze acquisite.

Dire quale sia l’attuale numero degli EGE certificati è difficile; siamo in un momento di grande fermento del mercato, gli organismi di certificazioni stanno aumentando ed il numero di soggetti richiedenti è in costante aumento.

Dalle ultime informazioni in nostro possesso possiamo dire che sono state superate le 500 unità; esiste un database di ACCREDIA che elenca tutte le persone certificate EGE da ente terzo accreditato e prossimamente dovrebbe nascere un nuovo database ENEA per rispondere alle richieste del D.Lgs. 102/14, relative all’obbligo di diagnosi. Rimane il dubbio se in futuro ci saranno due database paralleli oppure – come mi auguro – ne rimarrà solo uno.

Se per Energy Manager intendiamo il Responsabile dell’Uso Razionale dell’Energia nominato ai sensi della Legge 10/91, allora l’EGE dovrebbe rappresentare la sua normale evoluzione almeno per quegli EM che hanno svolto effettivamente l’attività di gestione dell’energia; il problema è che molti Energy Manager sono stati nominati senza avere specifiche competenze o, ancora peggio, senza poi svolgere effettivamente l’attività per cui sono state nominati, ma limitandosi a rendicontare i propri consumi a fine anno.

Si può quindi sintetizzare che la differenza sostanziale tra EGE ed Energy Manager è che il primo può basare la propria professionalità facendo riferimento ad norma tecnica che specifica le competenze e le esperienze richieste, in linea con quanto previsto dalla direttiva europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica, dove si punta ad avere operatori di elevata competenza.

 

Con il decreto direttoriale interministeriale dello scorso maggio sono stati approvati gli schemi, predisposti da ACCREDIA, di certificazione e di accreditamento per la conformità alle norme tecniche relative proprio agli EGE. Quali riflessi, opportunità, criticità e vantaggi presenta questo passaggio normativo in particolare per loro?

 Il vero punto di svolta per la figura dell'EGE è stato il recepimento della direttiva europea, attraverso il decreto 102, che ha vincolato l'esecuzione delle diagnosi energetiche obbligatorie a soggetto certificati, tra cui l'EGE; inoltre, ha introdotto il vincolo di certificazione EGE agli Energy Manager nominati secondo la legge 10/91 per quelle aziende che vogliano richiedere in maniera autonoma i Certificati Bianchi; per completezza mi preme ricordare che questi due passaggi diventeranno pienamente operativi a partire da luglio 2016.

Il coinvolgimento di ACCREDIA è una diretta e necessaria conseguenza, vista l’esigenza di uniformare il percorso di certificazione degli operatori, da parte degli Organismi di Certificazione, secondo criteri condivisi, univoci e soprattutto recepiti a livello ministeriale.

Per noi EGE tutto ciò rappresenta un grandissima opportunità perché ci permette di entrare verso i clienti attraverso un porta d'accesso privilegiata aperta anche da vincoli normativi.

Tutto ciò ha spinto molti operatori a certificarsi, con un incremento dei numeri molto rapido soprattutto nell'ultimo periodo; questo, probabilmente, rappresenta la minaccia più grande per la stessa figura professionale dell'EGE, ben sapendo che quando il livello di interesse – da parte di tutti i soggetti coinvolti – aumenta, il livello della qualità rischia di essere messo in secondo piano.

 

Cosa serve, a livello normativo e non solo, perché si possa diffondere maggiormente la figura dell’EGE in Italia e possa svolgere nel modo migliore il suo lavoro?

Come specificato in precedenza, ritengo che dal punto di vista normativo la nostra figura stia avendo un grande ritorno facendo presente che fino a qualche hanno fa i pochi EGE certificati che si presentavano presso i potenziali clienti non ricevevano grande soddisfazioni, mentre ora il trend è decisamente cambiato.

Ora tocca a tutti i soggetti coinvolti nel processo di certificazione, ognuno secondo le proprie responsabilità: da ACCREDIA agli Organismi di Certificazione fino alla nostra associazione; l’obiettivo comune è fare in modo che il livello di qualità degli “Esperti” venga mantenuto elevato, garantendo operatori capaci al mercato dell’efficienza energetica.

Il terreno è fertile, le prospettive molto rosee e c’è spazio per tutti purché vengano rispettate le condizioni previste da un percorso di certificazione serio.

Che importanza ha, secondo lei, un evento quale Smart Energy Expo per fare informazione e diffondere conoscenza sull’efficienza energetica a livello nazionale e internazionale e per fare maggiore chiarezza sulle figure professionali che lavorano in questo settore?

Eventi come lo Smart Energy Expo rappresentano una tappa quasi obbligata per chi opera nel mondo dell’efficienza energetica, soprattutto in periodi come quello attuale, caratterizzato da cambi importanti sia dal punto di vista normativo e tecnologico, ma anche di buone pratiche. Staccare la spina per qualche giorno dal contesto lavorativo, avendo l’opportunità di confrontarsi con colleghi che portano la propria esperienza rappresenta un momento formativo estremamente importante. A conferma di ciò come Associazione abbiamo voluto essere presenti proprio per dare l’occasione anche ai nostri soci di avere un momento di incontro e confronto che permette di rafforzare la nostra rete.

Ricordo che, per chi opera nel mondo dell’efficienza energetica, tra le migliori pratiche previste c’è il confronto e la condivisione delle proprie esperienze: in contesti come lo Smart Energy tutto ciò avviene con estrema facilità.