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Carlo Rubbia senatore a vita, è uno dei padri del solare termodinamico

La tecnologia sfrutta il sole e una miscela di sali fusi, permetterà di costruire centrali efficienti e totalmente ecocompatibili.

 

Ricavare energia dal sole in maniera efficiente e sostenibile. Questo l’obiettivo principale del progetto Archimede, che il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, uno dei quattro senatori a vita nominati lo scorso 30 agosto dal presidente della Repubblica, ha varato nel 2001 quando era a capo dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile). L’idea è basata su una tecnologia che utilizza l’energia proveniente dal sole per scaldare un liquido che viene portato ad alta temperatura. Questa energia viene poi trasferita a condotte d’acqua che viene vaporizzata ad alta pressione e inviata a generatori di elettricità.

 

Il progetto di Rubbia, premio Nobel per la fisica per aver scoperto una delle particelle che sono responsabili del comportamento della materia a livello subatomico, è rivoluzionario. La sua particolarità, rispetto agli altri modelli che sfruttano il sole, è quella di poter funzionare per un certo periodo anche in assenza di luce, come in giornate molto nuvolose o durante la notte. Il “segreto” è nascosto nel tipo di liquido che viene riscaldato dagli specchi solari, che hanno forma parabolica o più piatta, a seconda del progetto dell’impianto. Il materiale in questione è costituito da una miscela liquida (composta per il 60% da Nitrato di Potassio e al 40% da Nitrato di Sodio) che può essere scaldata fino alla temperatura di circa 550 gradi.

 

È proprio in questa caratteristica che risiede uno dei principali vantaggi delle centrali basate sul solare termodinamico. Il liquido può essere infatti conservato in depositi termicamente isolati è immesso nel circuito dell’impianto nelle fasi in cui il sole non fosse disponibile. I vantaggi non si fermano solo alla considerazione che l’energia solare è infinita, ma arrivano al fatto che i materiali impiegati sono sicurissimi per l’ambiente. Il liquido utilizzato, infatti, se mai dovesse essere disperso nel terreno, non comporterebbe alcun rischio in quanto la miscela è composta da fertilizzanti naturali.

 

Già nel 2008, in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, Rubbia parlava delle centrali solari termodinamiche come di una “grande opportunità per il nostro Paese” e proponeva una stima secondo la quale per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intero pianeta basterebbe raccogliere l’energia solare che colpisse un ipotetico quadrato di 200 km per ogni lato. Un’area pari a 40 mila km quadrati che sarebbe 225 volte più piccola del deserto del Sahara.

 

Nel 2015 in Sicilia, nella zona di Siracusa, dovrebbe essere attivata una centrale che utilizzerà questa tecnologia. Quest’impianto fa parte del progetto Archimede lanciato da Rubbia e riuscirà a soddisfare la richiesta di energia elettrica di circa 40.000 famiglie. L’obiettivo degli scienziati al lavoro su questa tecnologia è sostituire definitivamente le centrali che bruciano combustile fossile.