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Bioenergia, dagli scarti agricoli una miniera di elettricità

Paglia, microalghe e scarti agroindustriali entrano in gioco per produrre energia elettrica: i risultati della ricerca ENEA e il progetto di Caraverde Energia

C’è una miniera energetica che si nasconde negli scarti agricoli. Lo evidenzia la ricerca condotta da ENEA: «In un futuro non lontano l’energia elettrica sarà prodotta da biogas ottenuto con paglia, microalghe e scarti agroindustriali – scrive in una nota l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, nonché per l’efficienza energetica – Si tratta della cosiddetta ‘bioenergia’, l’energia prodotta dalle biomasse. In questo settore, ricerca e innovazione permettono di ridurre i costi e dimezzare i tempi di produzione del biogas, abbattere gli inquinanti e incrementare le rese energetiche».

Nel presentare i risultati della ricerca nel settore delle bioenergie, l’ENEA ha fatto il punto sulle innovazioni tecnologiche più recenti: dalla produzione di elettricità da biomasse per sviluppare nuovi processi per ottenere biocombustibili gassosi a più alto valore energetico, alle caldaie a sali fusi e a cicli termodinamici non convenzionali per incrementare le rese energetiche, ai nuovi dispositivi per ridurre le emissioni prodotte dalla combustione delle biomasse.

Per quanto riguarda i biocombustibili gassosi, i ricercatori ENEA hanno realizzato un impianto pilota alimentato a scotta, uno scarto delle industrie casearie, che consente di dimezzare i tempi di produzione del biogas e aumentare del 35% la resa energetica complessiva. Tutto ciò grazie ad un processo di digestione anaerobica a ‘doppio stadio’, con un primo reattore nel quale avviene la degradazione delle biomasse, ed un secondo, in cui si produce biogas.

«Risultati molto promettenti sono stati ottenuti utilizzando funghi ruminali, assieme ai microrganismi responsabili della fermentazione anaerobica, per produrre biogas da paglia, ricca di cellulosa, con rese in metano aumentate fino al 68% rispetto a quanto prodotto da un processo convenzionale», si evidenzia ancora nella nota.

Nel settore va segnalato anche il progetto della società Caraverde Energia di Caravaggio, che ha ricevuto di recente il premio Best practices Expo Milano 2015 per le migliori pratiche mondiali per lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare.

Di cosa si tratta, nello specifico? È un modello di produzione di bioenergia a km 0 che coinvolge numerose aziende zootecniche della bassa bergamasca. Attraverso delle condotte interrate, gli effluenti di allevamento di 25mila capi di suini e 1.800 bovini sono direttamente riversati nell'impianto a biogas che non utilizza colture dedicate. Il biogas ottenuto dal processo di fermentazione produce 8 milioni di kilowatt di energia elettrica rinnovabile, pari al fabbisogno energetico in un anno di 4mila famiglie. L'impianto contribuisce a una riduzione di 3.400 tonnellate di emissioni di CO2 all'anno e consente di recuperare un biofertilizzante verde utilizzato per restituire sostanza organica al terreno, contribuendo allo stesso tempo a un modello di agricoltura carbon negative.

Ma c’è altro nel settore. Per incrementare la produzione di biogas e, allo stesso tempo, ridurre i costi di produzione della biomassa sono state sfruttate le potenzialità fertilizzanti del digestato, un sottoprodotto della digestione anaerobica, per far crescere colture di microalghe da utilizzarsi per ottenere nuovo biogas dopo il riciclo dei nutrienti. Lo segnala ancora l’ENEA, evidenziando come la ricerca stia conducendo a nuovi sistemi per la valorizzazione energetica di una più ampia varietà di biomasse, in grado di migliorare l’efficienza di conversione in biogas di alghe, scarti lignocellulosici e specie vegetali coltivabili in terreni marginali e utilizzabili per la co-generazione di elettricità e calore in sistemi decentralizzati di piccola-media taglia o per l’immissione come biometano nella rete di distribuzione del gas, dopo un trattamento di pulizia e purificazione del gas.