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“Per aumentare l’efficienza energetica bisogna intervenire sui processi industriali”

Con Dario Di Santo (Fire) parliamo dei vantaggi per le aziende degli interventi di efficientamento.

 

In Italia, l’industria assorbe 33 milioni di tep, circa un terzo del consumo di energia del Paese. La Strategia energetica nazionale, approvata nella scorsa legislatura, ha stabilito che in questo settore si deve ottenere un risparmio di circa quattro megatep. Dal 1990 in poi, secondo il rapporto sull’efficienza energetica dell’Enea, il comparto è già riuscito a risparmiare il 15% di energia primaria. Secondo gli esperti, però, i margini di miglioramento per l’Italia sono ancora ampi. Dell’argomento abbiamo parlato con Dario Di Santo, Direttore della Federazione Italiana per l’uso razionale dell’Energia (Fire). Su questo tema Di Santo è intervenuto anche nel corso del convegno "Finanziare l'efficienza energetica: opportunità e strumenti per lo sviluppo", organizzato il 28 Maggio alla rappresentanza a Milano della Commissione europea da Smart Energy Expo. Della questione si tornerà a parlare anche ne l corso della prima fiera dell’efficienza energetica che si svolgerà a Verona dal 9 all’11 ottobre.

 

Ingegner Di Santo, quali sono le potenzialità dell’efficienza nel comparto industriale?

“Sicuramente l’industria italiana ha grandi margini di miglioramento, basta guardare a quanto è stato fatto all’estero. L’Irlanda, ad esempio, in questo settore è riuscita a tagliare del 30% il fabbisogno di energia primaria. L’obiettivo è stato raggiunto grazie ai programmi di efficientamento promossi dalla SEAI (l’Agenzia per l’energia sostenibile), che hanno portato all’adozione, da parte delle aziende, di sistemi di gestione dell’energia”.

 

Quali sono gli interventi che l’Italia dovrebbe mettere in pratica in questo settore?

“Nell’industria ci sono vari tipi di interventi effettuabili, molti riguardano le tecnologie orizzontali. Mi riferisco, ad esempio, all’introduzione di inverter, di sistemi di pompaggio, di impianti di illuminazione più efficienti. Si tratta di lavori che possono essere ammortizzati nel giro di tre anni e che però, salvo alcuni casi specifici, non portano ad altissimi risparmi. L’altra via è intervenire sui processi industriali, in modo da evitare gli sprechi di calore e di energia che si generano nell’arco della fase produttiva”.

 

In quale modo?

“Una tecnologia che può dare esiti importanti è la cogenerazione. Si dovrebbe, inoltre, puntare sull’automatizzazione e sull’introduzione di sistemi che permettono la gestione delle macchine utensili, per eliminare i consumi da standby. Ovviamente, in questo secondo caso, si tratta di misure più complesse da adottare che però hanno il vantaggio di essere interventi di core business, perché aumentano la competitività del processo di produzione”.

 

Che cos’altro si deve fare per diffondere l’efficienza energetica nel nostro Paese?

“Innanzitutto, bisogna imparare a sfruttare meglio gli strumenti che finanziano misure di efficientamento. Fino ad oggi, i fondi strutturali sono stati sfruttati male perché è mancata, nei soggetti interessati, una cultura dell’efficienza energetica. Serve tanta informazione a tutti i livelli: fra gli operatori del settore, fra chi gestisce gli strumenti finanziari e fra i cittadini. Bisogna far conoscere a tutti quali sono le reali potenzialità dell’efficienza energetica e quali sono le modalità migliori di intervento. Bisogna formare, inoltre, delle professionalità ad hoc capaci di presentare progetti ben strutturati. È una misura indispensabile per ottenere prestiti o sussidi. È necessario, infine, rendere più diffuse le diagnosi energetiche. È l’unico modo per avere un quadro esatto di quanta energia si può risparmiare con gli interventi di efficientamento”.